Alimentazione e Infiammazione

Alimentazione e Infiammazione



27 Nov 2019 - Blog


Il dolore, generato dall’infiammazione, ha la funzione essenziale di segnalare l’esistenza di un problema e prevenire ulteriori danni.

Il dolore cronico, espressione del persistere del danno o squilibrio, può causare stress, ansia, depressione, paura che a loro volta cronicizzano il dolore.

La dieta ANTINFIAMMATORIA gioca un ruolo rilevante nel miglioramento della sintomatologia ovviamente non sostituisce le cure mediche.

In quali casi si può elaborare una dieta antinfiammatoria:

Artrite Reumatoide

Psoriasi

Morbo di Chron

Mal di schiena

Infiammazione intestinale

Dal punto di vista alimentare il dolore associato all’infiammazione è ridotto da Oleocantale (olio extravergine),  Antocianine (mirtilli, ciliegie), Acido α-lipoico (verdure verdi), Quercetina (mele, cipolle), ω-3 (olio di pesce, erbe selvatiche), Soia, Riso integrale.

Bisogna seguire una dieta sana, consumando principalmente cereali integrali, legumi, verdure e frutta, limitando cibi ipercalorici (zucchero e grassi), mentre bisogna assolutamente evitare le bevande zuccherate, le carni conservate, limitando le carni rosse.

Limitate i cibi ricchi di sale.

Un’alimentazione preventiva ed adiuvante consiste nel ridurre i cibi di provenienza animale (eccetto il pesce), in particolare i prodotti animali ricchi di grassi quali carni, insaccati, uova e formaggi. In questo modo si riduce l’acido arachidonico da cui l’organismo sintetizza le prostaglandine infiammatorie.
Le carni conservate, inoltre, possono favorire l’infiammazione perché addizionate di nitriti.

Altro aspetto molto importante è la correlazione tra SOVRAPPESO e il DIABETE che favoriscono l’infiammazione.

Conviene quindi ridurre i cibi ad alta densità calorica ed in generale ridurre i cibi ad alto indice glicemico ed insulinemico, riducendo le fonti di grassi saturi, che ostacolano il buon funzionamento dell’insulina.

Alcuni dati, ma non studi formali, affermano che i vegetali della famiglia delle solanacee (patate, pomodori, melanzane), favoriscano l’infiammazione. La solanina, in particolare, avrebbe l’effetto di scatenare il dolore in alcune persone.

Ricordiamo l’importanza nel consumare alimenti ricchi di grassi di tipo omega-3, in particolare il pesce grasso (come il pesce azzurro o i pesci dei mari freddi), ricchi di acido eicosapentaenoico – da cui l’organismo sintetizza le prostaglandine antinfiammatorie.

Ricchi di acido alfa-linolenico, che nel nostro organismo può essere trasformato in eicosapentaenoico sono i semi di lino, l’erba porcellana (portulaca oleracea), e, in grado minore, varie altre erbe selvatiche, le noci, la soia, i semi di zucca.

Da evitare gli oli di semi, ricchi di acido linoleico che è il precursore degli ω-6 dell’acido arachidonico. Ottimo l’olio extravergine di oliva e l’olio di riso. Si consiglia la curcuma, zenzero, mirtilli (anche in succo), le cipolle, specie le rosse, ricche di quercetina, che vanno però accuratamente appassite per eliminare i composti solforati volatili, le mele, e i prodotti tradizionali di soia, l’uvetta sultanina, le crocifere, ricche di isotiocianati e il tè verde.

Tutte le informazioni contenute in questo articolo sono a titolo informativo pertanto è importantissimo farsi seguire dal Medico, Nutrizionista o Dietista per elaborare in modo equilibrato il proprio piano alimentare personalizzato.


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