Tiroidite di Hashimoto –Trattamento Nutrizionale

Tiroidite di Hashimoto –Trattamento Nutrizionale



7 Feb 2020 - Blog


La tiroidite di Hashimoto è una delle patologie autoimmuni più diffuse, corrispondente al 30% delle stesse, che si verifica con la progressiva distruzione della ghiandola tiroidea ad opera di anticorpi anti-Tireoglobulina, anti-Tireoperossidasi e di citochine infiammatorie che rendono cronico il processo, generata da una reazione immunitaria cellulo-mediata e anticorpale.

Le cause della tirodite autoimmune possono essere di tipo genetico ma anche ambientale; perché se è vero che la predisposizione genetica aumenta la suscettibilità alla patologia, anche fattori esterni possono scatenarla. Infatti, un’infezione virale della famiglia dell’Herpes Virus o una condizione di permeabilità intestinale, può indurre una risposta autoimmune.
La patologia non si presenta subito sotto forma di ipotiroidismo clinico se si è generata da poco, infatti, il primo stadio è rappresentato da eutirodismo, per poi passare a tireotossicosi (causata dalla liberazione di ormoni T3 e T4 dai follicoli distrutti), ipotiroidismo subclinico (TSH alto, T3 e T4 normali) e poi ipotirodismo manifesto (TSH alto, T3 e T4 bassi), per cui la sintomatologia è molto variabile. 
Oltre a verificare gli ormoni TSH, T3, T4, fT3 e fT4, bisogna anche ricercare gli anticorpi anti-Tireoglobulina, anti-Tireoperossidasi ed anti-TSH che ci danno maggiori informazioni sul percorso della patologia.
Inoltre, in caso di tiroidite è necessario dosare anche alcuni minerali e vitamine che potrebbero essere insufficienti, quali il selenio, lo zinco, lo iodio, la vitamina A e la vitamina D che rallenterebbero le funzionalità tiroidee.

Dal punto di vista nutrizionale il trattamento della patologia deve mirare dapprima ad una detossificazione dell’organismo, per consentire una maggiore conversione di T4 a T3 nel fegato e nell’intestino, per poi debellare l’infiammazione che colpisce l’intero organismo in contemporanea al ripristino della barriera intestinale.
Le cause che scatenano un processo infiammatorio nel nostro organismo sono molteplici.

Fattori endogeni: tutti quei processi o condizioni che, all’interno del nostro organismo, possono scatenare un’infiammazione. Esempio cattivo sonno, intestino che è permeabile nei confronti di troppe sostanze, uno stomaco che non produce in maniera corretta e controllata l’acidità, alle nostre ghiandole che producono troppi o pochi ormoni; e vi sono anche gli errori che commettiamo nella masticazione, lo stress, l’ansia, la depressione. Il grasso e quindi il sovrappeso può essere causa di infiammazione, come anche la mancanza di attività fisica.
Quindi, debellando l’infiammazione, sarà possibile far abbassare il valore degli anticorpi anti-tiroide facendo scomparire i sintomi tipici dell’ipotiroidismo.

Quali alimenti si dovrebbero evitare nell’alimentazione quotidiana che peggiorano queste condizioni, per poi reintrodurli gradualmente di fronte a visibili miglioramenti della patologia?

La prima proteina da ridurre è quella del glutine, che ritroviamo in differenti cereali, soprattutto nel frumento. Si tratta di un complesso proteico contenuto in cereali come la segalel’orzo, il frumento, il farro ed il kamut, ma può trovarsi anche in altri alimenti nascosti, quali caramelle, latticini, dadi da brodo.

Altro alimento da evitare/limitare è il latte.
Perché la caseina contenuta nel latte peggiora le condizioni di permeabilità intestinale?
Le caseine, a temperature di 60 °C diventa come una vera e propria colla, aumenta la sua viscosità ed a livello intestinale aderisce bene alla mucosa, attivando anche il sistema immunitario e alterando la barriera intestinale. Inoltre, il latte ha un alto potere insulinogeno, per cui bevendolo si verificano picchi dell’ormone insulina che, oltre ad essere di tipo anabolizzante, è anche pro-infiammatorio.

Anche la soia, sconsigliata in caso di ipotiroidismo, lo è anche per la tiroidite di Hashimoto. Attenzione, però, perché la soia è nascosta un po’ ovunque a causa del suo basso costo. Infatti, spesso gli alimenti proteici, ma anche quelli non proteici di tipo industriale, aggiungono parti di soia al prodotto per aumentarne il volume e diminuirne il costo. Inoltre, quando la soia costituisce meno del 2% di un alimento non è segnalata sulla confezione. Stiamo attenti a cosa mangiamo, quindi, perché se si superano i 30 mg al giorno questa abbassa la funzionalità tiroidea, incide sulla fertilità ed aumenta il peso.

Inoltre, vi sono anche altri alimenti come gli zuccheri e gli edulcoranti, il the ed il caffè, alcuni tipi di tisane, le solanacee , i legumi e la frutta secca che andrebbero introdotti ma limitati nella dieta quotidiana, ma ciò va valutato in seguito ad un’anamnesi approfondita,  non bisogna trascurare l’individualità, poiché ogni protocollo deve essere adeguato alle esigenze del soggetto che abbiamo di fronte.


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